Abstract

Investire con una Holding può aumentare la massa di capitale disponibile, ma non rende automaticamente efficienti ETF, fondi, azioni e partecipazioni. Dividendi, plusvalenze e OICR seguono regole fiscali diverse. L’articolo analizza quando la Holding conviene davvero, come opera la PEX, quando si arriva al carico nominale dell’1,2% e quali errori evitare nella gestione della liquidità societaria e del portafoglio finanziario.

Investimenti finanziari con Holding o SRL: ETF, fondi, azioni e PEX

Un’impresa produce utili, accumula liquidità e prima o poi pone all’imprenditore una domanda concreta: conviene distribuire il capitale e investirlo personalmente oppure utilizzare una Holding o una SRL per costruire un portafoglio di ETF, fondi, azioni e partecipazioni?

La scelta incide subito sul capitale disponibile. Distribuire gli utili alla persona fisica comporta, in via ordinaria, il prelievo del 26% sui dividendi prima ancora di iniziare a investire. Lasciare invece le risorse nel sistema societario consente di partire da una base finanziaria più elevata e di reinvestire il capitale senza anticiparne il trasferimento al socio.

C’è poi un secondo problema. Quando la liquidità eccedente rimane nella società operativa continua a essere esposta alle vicende dell’attività d’impresa. Se quelle risorse non servono alla gestione corrente, l’imprenditore deve quindi decidere non soltanto come investirle, ma anche dove detenerle. Questo non significa che una Holding sia sempre utile: costi, dimensione del patrimonio, flussi disponibili e destinazione futura del capitale possono renderla superflua o inefficiente, come analizzato in Quando la Holding non serve all’imprenditore.

Quando invece gli utili devono rimanere nel circuito societario ed essere reinvestiti nel tempo, la Holding può concentrare i flussi provenienti dalle partecipate e destinarli a nuovi investimenti, acquisizioni o attività finanziarie. È una delle ragioni per cui creare una Holding può avere senso, ma la decisione va valutata insieme a costi, governance, fabbisogni dell’operativa e utilizzo finale della liquidità.

Sul piano fiscale, ETF, fondi, azioni e partecipazioni non sono equivalenti. I dividendi percepiti da società soggette a IRES seguono la disciplina dell’art. 89 TUIR; sulle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni può invece trovare applicazione, quando ricorrono i requisiti previsti dall’art. 87 TUIR, la Participation Exemption – PEX. ETF e OICR seguono regole differenti e non acquistano un vantaggio fiscale solo perché vengono detenuti attraverso una Holding.

La questione, quindi, non è se investire con una Holding convenga in assoluto, ma quali strumenti comporranno il portafoglio, quanta liquidità deve essere investita, per quanto tempo il capitale resterà in società e se in futuro dovrà essere reinvestito oppure distribuito alla persona fisica.

È su queste variabili che si decide se la Holding rappresenta realmente un vantaggio oppure soltanto un costo aggiuntivo. Nei capitoli che seguono analizziamo cosa cambia quando una società investe in ETF, fondi, azioni e partecipazioni, quali regole fiscali si applicano e quando mantenere il capitale nel sistema societario produce un beneficio effettivo.

Investire con una Holding o come persona fisica: capitale disponibile, fiscalità e rendimento

La prima differenza tra investimento personale e investimento societario non riguarda la scelta dell’ETF, del fondo o dell’azione, ma quanto capitale arriva effettivamente al portafoglio.

Se una società distribuisce €100.000 di utili a un socio persona fisica residente, fuori dall’esercizio d’impresa, il dividendo è assoggettato in via ordinaria alla ritenuta del 26%. Il capitale disponibile per investire scende quindi a €74.000 prima ancora di entrare sul mercato.

Il risultato è diverso quando il dividendo viene distribuito a una società soggetta a IRES. L’art. 89 TUIR prevede l’esclusione dal reddito imponibile del 95% del dividendo: su €100.000, €5.000 concorrono alla base imponibile e, applicando l’IRES ordinaria del 24%, il prelievo è pari a €1.200. Nella Holding restano quindi €98.800 disponibili, prima dei costi della struttura e dell’eventuale successiva distribuzione alla persona fisica.

La differenza è di €24.800 di capitale immediatamente reinvestibile. È uno dei motivi per cui, quando gli utili non devono essere utilizzati personalmente, la Holding personale a socio unico può modificare in modo significativo la capacità di accumulazione nel tempo.

Questo vantaggio, però, non deve essere confuso con la tassazione dell’investimento successivo. L’art. 89 TUIR disciplina i dividendi ricevuti dalla Holding; la Participation Exemption dell’art. 87 TUIR riguarda invece determinate plusvalenze su partecipazioni. ETF, fondi, obbligazioni e altri strumenti finanziari seguono regole proprie.

Per questo il confronto corretto non è semplicemente €98.800 contro €74.000. Occorre verificare come viene investita quella maggiore liquidità, come saranno tassati i rendimenti durante il periodo di detenzione e se il capitale resterà nella società per essere nuovamente reinvestito oppure dovrà essere distribuito al socio.

Il vantaggio della Holding nasce quindi prima dell’investimento, ma deve essere verificato anche dopo. Una maggiore base di partenza può produrre un effetto rilevante nel medio-lungo periodo; non basta, però, a rendere automaticamente conveniente qualsiasi portafoglio finanziario costruito attraverso una società.

Come costruire un portafoglio finanziario nella Holding: partecipazioni, ETF e liquidità

Una volta lasciati gli utili nel sistema societario, il problema cambia: come investire la liquidità della Holding senza perdere il vantaggio ottenuto a monte?

È qui che molte strutture diventano inefficienti. La Holding riceve dividendi dalle partecipate e accumula capitale, ma poi investe senza distinguere tra partecipazioni strategiche, ETF, fondi, azioni quotate e strumenti destinati alla gestione della liquidità. Il rischio è costruire un portafoglio finanziariamente corretto, ma fiscalmente incoerente.

Una parte del capitale può essere destinata a partecipazioni societarie, acquisizioni, private equity o club deal. In questo perimetro dividendi e plusvalenze seguono discipline diverse: i primi rientrano nell’art. 89 TUIR, mentre le plusvalenze possono beneficiare della PEX prevista dall’art. 87 TUIR quando ricorrono i relativi requisiti.

Un’altra parte può essere utilizzata per la gestione finanziaria della liquidità attraverso ETF, fondi, azioni quotate, obbligazioni o altri strumenti. Qui non esiste una generica “tassazione della Holding” applicabile indistintamente al portafoglio: occorre verificare la natura di ciascun investimento.

La differenza è sostanziale. Un ETF consente di ottenere un’esposizione diversificata, ma la Holding possiede la quota dell’OICR e non direttamente le società comprese nell’indice. Con l’acquisto di azioni, invece, la società detiene direttamente le singole partecipazioni. Una partecipazione strategica può avere, oltre alla funzione finanziaria, una funzione industriale o di controllo.

Per questo investire attraverso una SRL o una Holding non significa semplicemente spostare un portafoglio personale dentro una società. Cambiano il soggetto che investe, la fiscalità dei proventi, il trattamento delle plusvalenze e, per le partecipazioni, anche la rilevanza della classificazione contabile.

Il portafoglio deve quindi essere costruito considerando insieme durata dell’investimento, liquidità necessaria, rischio, fiscalità e destinazione futura del capitale. Anche la funzione effettivamente svolta dalla società deve essere coerente con il modo in cui vengono gestite le risorse, tema che assume rilievo nella distinzione tra Holding statica e Holding dinamica. La fiscalità non deve determinare la scelta dell’investimento. Ma ignorarla significa confrontare rendimenti lordi che, una volta portati dentro la società, possono produrre risultati netti molto diversi.

Ogni operazione sul capitale richiede numeri, struttura e strategia. Analizza il progetto prima di assumere decisioni.

È possibile investire in ETF o fondi tramite una Holding?

Una SRL può investire in ETF. Una Holding può aprire un conto titoli intestato alla società e utilizzare la propria liquidità per acquistare ETF, fondi e altri strumenti finanziari.

Il problema nasce quando si trasferisce nella società la stessa logica utilizzata nel patrimonio personale: se un ETF è semplice, diversificato ed efficiente per il privato, si presume che lo sia automaticamente anche nella Holding.

Fiscalmente non è così. ETF e fondi sono OICR. Quando la Holding acquista una quota di un ETF non diventa titolare delle singole azioni comprese nel portafoglio sottostante. L’ETF detenuto dalla Holding e la partecipazione acquistata direttamente non sono quindi fiscalmente equivalenti.

Questo significa anche che acquistare un ETF che replica un indice azionario non consente di trasferire alla società il trattamento fiscale delle singole partecipazioni comprese nell’indice. La diversificazione finanziaria rimane; la PEX prevista dall’art. 87 TUIR per le partecipazioni che ne rispettano i requisiti non si trasferisce alla quota dell’OICR.

I proventi degli ETF e degli altri OICR detenuti nell’esercizio d’impresa concorrono alla determinazione del reddito d’impresa secondo la disciplina applicabile allo strumento. La quota dell’OICR resta distinta dalle partecipazioni societarie detenute direttamente: la presenza di azioni nel portafoglio sottostante non attribuisce alla quota dell’ETF il trattamento PEX previsto dall’art. 87 TUIR.

Il punto è rilevante perché il vantaggio iniziale della Holding nasce spesso dalla maggiore quantità di capitale rimasta disponibile nel circuito societario. Ma quel vantaggio può ridursi se si presume che ogni successivo investimento finanziario goda dello stesso trattamento previsto per dividendi o partecipazioni.

ETF e fondi possono comunque avere una funzione precisa nel portafoglio societario: diversificare la liquidità, ridurre il rischio specifico e mantenere una parte del patrimonio facilmente negoziabile. Non sono strumenti “sbagliati” per una Holding; semplicemente devono essere valutati secondo la loro disciplina e non come sostituti fiscali delle partecipazioni dirette.

La domanda corretta non è quindi se una Holding possa investire in ETF, ma quanto capitale viene investito, quale rendimento netto resta dopo la fiscalità societaria, per quanto tempo l’investimento sarà mantenuto e quale sarà la successiva destinazione delle somme.

Per questo la scelta tra ETF, fondi e azioni detenute direttamente deve essere effettuata sul rendimento netto e sulla funzione che ogni strumento svolge nel portafoglio. Quando l’investimento diventa partecipativo, la disciplina cambia ulteriormente, come analizzato in Holding ed Exit Aziendale: governance e struttura.

Investire in borsa con una Holding: azioni quotate, PEX e tassazione

Una SRL può investire in borsa e detenere direttamente azioni quotate. Ma quando il portafoglio passa dagli ETF alle singole azioni, il problema non è più soltanto scegliere i titoli: bisogna capire come saranno classificati e se una futura plusvalenza potrà realmente beneficiare della PEX.

Su una plusvalenza di €100.000 la differenza è immediata. Se ricorrono tutti i requisiti dell’art. 87 TUIR, il 95% è esente e soltanto €5.000 concorrono al reddito imponibile. Con IRES ordinaria al 24%, il carico nominale sulla plusvalenza è quindi pari a €1.200.

Se i requisiti PEX non sono rispettati, la plusvalenza non beneficia invece dell’esenzione del 95%. È questo il punto centrale della tassazione delle azioni nella Holding: acquistare un titolo quotato non significa automaticamente ottenere una tassazione dell’1,2%.

L’art. 87 TUIR richiede in particolare:

  • Holding period. La partecipazione deve essere posseduta ininterrottamente dal primo giorno del dodicesimo mese precedente la cessione. Nel calcolo del periodo di possesso si considerano cedute per prime le partecipazioni acquistate più recentemente.
  • Classificazione in bilancio. La partecipazione deve risultare classificata tra le immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio chiuso durante il periodo di possesso. La Cassazione n. 29442 del 14 novembre 2024 ha confermato che l’iscrizione nell’attivo circolante nel periodo rilevante preclude l’applicazione della PEX e che la successiva riclassificazione tra le immobilizzazioni non consente di recuperare il requisito.
  • Residenza della partecipata. Deve essere rispettata la condizione prevista dall’art. 87 TUIR con riferimento alle società localizzate in Stati o territori a fiscalità privilegiata.
  • Commercialità. Per le partecipazioni in società i cui titoli sono negoziati nei mercati regolamentati, il requisito dell’esercizio di un’impresa commerciale di cui all’art. 87, comma 1, lett. d), TUIR non rileva. Per le partecipazioni non quotate il requisito deve invece essere verificato secondo quanto previsto dalla norma.

La pronuncia della Cassazione richiama anche la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 36/E del 4 agosto 2004, secondo cui l’iscrizione iniziale della partecipazione nell’attivo circolante preclude la PEX anche se il titolo viene successivamente riclassificato tra le immobilizzazioni finanziarie.

È qui che azioni quotate, PEX ed ETF prendono strade diverse. Con l’ETF la Holding possiede una quota dell’OICR; acquistando direttamente un’azione possiede invece la singola partecipazione e deve verificarne autonomamente i requisiti.

Anche il modo in cui viene costruito il portafoglio conta. Una cosa è acquistare partecipazioni destinate a essere mantenute stabilmente; altra cosa è utilizzare la società per un’attività di trading frequente. La classificazione contabile deve essere coerente con l’effettiva destinazione dell’investimento e non può essere modificata successivamente come semplice scelta fiscale per ottenere la PEX.

Il problema diventa evidente quando si tenta di replicare nella Holding la diversificazione di un ETF acquistando direttamente decine di titoli: aumentano operazioni, verifiche contabili e controllo dei requisiti, senza che il beneficio PEX possa essere dato per acquisito su ogni posizione. La selezione diretta assume maggiore rilievo quando l’investimento è stabile e partecipativo, come nei club deal e nelle operazioni analizzate in Private Equity e fiscalità delle Holding.

Nel 2026 la Legge di Bilancio aveva subordinato l’accesso alla PEX a una partecipazione diretta almeno pari al 5% oppure a un valore fiscale non inferiore a €500.000. La limitazione è stata successivamente eliminata dal D.L. 27 marzo 2026 n. 38: quelle soglie non costituiscono quindi oggi un requisito per l’applicazione della PEX.

Senza i requisiti previsti dall’art. 87 TUIR, la plusvalenza non beneficia dell’esenzione del 95%. I dividendi seguono invece una disciplina autonoma, prevista dall’art. 89 TUIR: PEX sulle plusvalenze ed esclusione dei dividendi sono regimi distinti e non devono essere sovrapposti.

Per le operazioni effettuate nel 2026 restano applicabili gli artt. 87 e 89 del DPR 917/1986. Dal 1° gennaio 2027 troverà invece applicazione il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.Lgs. 19 giugno 2026 n. 117, che ricolloca la disciplina della Participation Exemption e dei dividendi rispettivamente negli artt. 96 e 98. Il cambio di numerazione non modifica, di per sé, la necessità di distinguere tra tassazione delle plusvalenze e trattamento dei dividendi.

Conclusioni: quando investire attraverso una Holding conviene davvero

Investire attraverso una Holding non significa applicare un’unica fiscalità agevolata a tutto il portafoglio. ETF, fondi, azioni e partecipazioni producono effetti diversi e devono essere valutati separatamente.

Il primo vantaggio potenziale nasce prima dell’investimento: quando gli utili rimangono nel circuito societario, la Holding può disporre di una massa finanziaria superiore rispetto a quella che arriverebbe al socio dopo una distribuzione personale. Ma questo vantaggio iniziale non basta, da solo, a dimostrare la convenienza della struttura.

Il risultato dipende da come viene investita la liquidità. Gli ETF e gli OICR non beneficiano della PEX; le azioni detenute direttamente possono accedervi soltanto quando ricorrono i requisiti dell’art. 87 TUIR; i dividendi seguono invece la disciplina autonoma dell’art. 89 TUIR.

La Holding ha quindi senso quando il capitale deve rimanere in società, essere reinvestito nel tempo e coordinare partecipazioni e investimenti finanziari. Se invece la liquidità deve essere utilizzata personalmente nel breve periodo o il portafoglio è limitato, costi societari e fiscalità successiva possono ridurre o annullare il vantaggio.

La domanda finale non è quindi “quanto si risparmia con una Holding?”, ma quanto capitale resta effettivamente disponibile dopo imposte, costi e successive distribuzioni e quale rendimento netto può generare nel tempo.

È su questo confronto che si decide se la Holding è realmente uno strumento di investimento oppure soltanto un contenitore societario in più. La risposta non può essere costruita su simulazioni generiche o replicando strutture viste altrove: occorre verificare l’assetto societario esistente, la liquidità effettivamente distribuibile, la fiscalità dei flussi e la destinazione futura del capitale.

La Sessione Tecnica serve proprio a questo: analizzare prima i numeri e la struttura esistente, confrontare investimento personale e investimento societario e stabilire se creare, utilizzare o modificare una Holding abbia realmente senso prima di assumere decisioni societarie o notarili.