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Caso Studio: Trust e Holding per la Proprietà Familiare

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IL CONTESTO

Un imprenditore dell’area di Roma aveva organizzato il gruppo attraverso una Holding che deteneva tre S.r.l. operative nei settori delle costruzioni, della gestione immobiliare e dell’impiantistica. Le attività e i relativi rischi erano già distribuiti tra società distinte, ma al vertice la partecipazione nella Holding restava detenuta direttamente dal fondatore. L’intervento ha quindi riguardato l’asset strategico attraverso cui la persona fisica controllava l’intero gruppo, senza modificare il perimetro delle operative.

CRITICITÀ

La separazione delle attività operative non risolveva la concentrazione proprietaria al vertice: edilizia, immobiliare e impiantistica erano collocate in società autonome, ma tutte convergevano nella Holding personalmente detenuta dal fondatore. Il problema era intervenire su quella partecipazione senza confondere titolarità, esercizio dei diritti sociali e gestione delle imprese. Un Trust solo formale, con poteri sostanzialmente ancora concentrati nel disponente, avrebbe reso incoerente l’assetto rispetto alla funzione perseguita.

ATTIVITÀ DI PROGETTAZIONE

La progettazione è partita dalla catena fondatore–Holding–partecipate, verificando titolarità, Statuto della Holding, diritti inerenti alla partecipazione e competenze degli organi societari. La partecipazione nella Holding è stata individuata quale asset da attribuire al Trustee, evitando interventi sulle singole operative. L’atto istitutivo è stato quindi coordinato con la governance societaria, disciplinando poteri e doveri del Trustee, beneficiari, distribuzioni ed esercizio dei diritti sociali.

ASSETTO FINALE

La partecipazione nella Holding è stata attribuita al Trustee quale bene in Trust, mentre la catena societaria sottostante è rimasta invariata: Trustee → Holding → tre S.r.l. operative. Il Trustee esercita i diritti inerenti alla partecipazione secondo l’atto istitutivo e la legge regolatrice; la Holding continua a detenere le partecipazioni nelle controllate; gli amministratori delle tre S.r.l. conservano funzioni e responsabilità gestorie. Titolarità, controllo societario e gestione restano così distinti.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Il caso mostra che separare le attività operative non esaurisce il problema quando la partecipazione che concentra il controllo del gruppo rimane nella titolarità personale dell’imprenditore. Il Trust è intervenuto precisamente su quel livello: non sulle aziende o sui singoli asset delle controllate, ma sulla partecipazione nella Holding. La tenuta dell’architettura dipende dall’effettività dell’attribuzione al Trustee e dalla coerenza tra suoi poteri, diritti sociali e governance societaria, non dalla mera sovrapposizione di strumenti.