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Caso Studio: Patrimonio Familiare tra Italia e Svizzera

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IL CONTESTO

Un imprenditore italiano di 44 anni, residente da oltre dieci anni in Svizzera ma nuovamente presente per lunghi periodi in Italia, aveva un patrimonio di circa €7 milioni distribuito tra i due Paesi. In Svizzera deteneva una Holding proprietaria dell’azienda operativa, liquidità e due immobili; in Italia possedeva quattro appartamenti locati, un portafoglio finanziario di circa €1,2 milioni e il 75% di una S.r.l. familiare. La nascita della prima figlia ha posto due questioni: possibile rientro fiscale in Italia e continuità del patrimonio in caso di morte.

CRITICITÀ

La struttura presentava tre livelli di rischio. Il primo riguardava la residenza: presenza fisica, abitazioni, famiglia e interessi economici erano distribuiti tra Italia e Svizzera e dovevano essere verificati anche alla luce della Convenzione bilaterale. Il secondo riguardava la proprietà: immobili, portafoglio e partecipazioni erano detenuti personalmente o attraverso società non coordinate. Il terzo era successorio: il cliente voleva assicurare benefici economici ai figli senza attribuire immediatamente a ciascuno quote delle società, immobili e pieno potere di dismissione del patrimonio.

ATTIVITÀ DI PROGETTAZIONE

Prima di eseguire trasferimenti è stata ricostruita la posizione fiscale Italia–Svizzera e simulato il rientro stabile in Italia. Ogni asset è stato quindi classificato per titolarità, reddito, plusvalenza latente, fiscalità del trasferimento e destinazione successoria. Sono stati confrontati mantenimento personale, Holding, Società Semplice e Trust, evitando conferimenti indiscriminati. La progettazione ha separato il patrimonio imprenditoriale da quello immobiliare e finanziario e, soprattutto, la proprietà giuridica dal diritto dei familiari a ricevere reddito e capitale.

ASSETTO FINALE

La Holding svizzera è rimasta titolare dell’operativa elvetica, evitando trasferimenti privi di funzione economica. Le partecipazioni e gli asset italiani destinati alla gestione familiare sono stati invece coordinati attraverso una struttura italiana dedicata. Al vertice proprietario è stato previsto un Trust irrevocabile discrezionale, con Trustee professionale, beneficiari individuati nella discendenza e regole separate per reddito e capitale. L’atto disciplina distribuzioni, esigenze abitative, istruzione, investimenti, operazioni straordinarie e condizioni per la dismissione degli asset strategici.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

La soluzione non è consistita nel trasferire €7 milioni in un Trust. Holding, immobili, portafoglio finanziario e partecipazioni hanno mantenuto strutture diverse perché diversi erano funzione, fiscalità e rischio. Il Trust è intervenuto sul livello proprietario e successorio: i figli possono beneficiare del patrimonio senza ricevere automaticamente, alla morte del fondatore, il controllo diretto delle società e la libera disponibilità di ogni bene. La verifica Italia–Svizzera ha preceduto l’operazione perché residenza del disponente, beneficiari e localizzazione degli asset incidono sulla fiscalità della struttura.