CASO TOTTI-BLASI: COSA ACCADE QUANDO MANCA UNA GOVERNANCE PATRIMONIALE?
Data
18.07.2026
Matteo Rinaldi
Dietro una delle vicende familiari più discusse degli ultimi anni emerge una domanda che riguarda molte famiglie imprenditoriali: un patrimonio può dirsi davvero tutelato se manca una governance capace di coordinarne proprietà, controllo e continuità? Attraverso l’analisi di visure camerali, bilanci depositati e altre fonti pubbliche, il caso Totti-Blasi diventa un’occasione per riflettere sui principi della governance patrimoniale e sulla tutela del patrimonio familiare.
QUANDO LA CRONACA DIVENTA UN CASO DI STUDIO SULLA GOVERNANCE PATRIMONIALE
Il caso Totti-Blasi rappresenta uno dei più interessanti casi di studio sulla governance patrimoniale delle famiglie imprenditoriali. Ridurre questa vicenda a una controversia familiare significherebbe trascurarne il profilo più rilevante: la gestione di un patrimonio complesso composto da società operative, partecipazioni, immobili e altri asset economicamente significativi. Al di là degli aspetti mediatici, il caso offre l’occasione per riflettere su una domanda che ogni imprenditore dovrebbe porsi: la struttura giuridica costruita per sviluppare il patrimonio è davvero idonea a governarlo quando sopraggiungono eventi straordinari come una separazione, una successione o un conflitto tra soci?
Prima di analizzare i possibili strumenti di governance è opportuno chiarire un aspetto essenziale. Il caso Totti-Blasi non riguarda un patrimonio privo di organizzazione societaria. Al contrario, il patrimonio dei due coniugi risultava già articolato attraverso una pluralità di società con funzioni differenti.
Francesco Totti operava principalmente mediante NUMBERTEN S.r.l., società dedicata alla gestione dei diritti d’immagine ma caratterizzata da una struttura patrimoniale articolata, comprensiva di immobilizzazioni, partecipazioni e ulteriori investimenti. Ilary Blasi faceva invece riferimento a NUMBER FIVE S.r.l., dedicata alla gestione dell’immagine, del marketing e delle attività professionali. A queste si affiancavano le società riconducibili alla gestione del complesso sportivo della Longarina e ulteriori veicoli societari utilizzati nel corso degli anni, confermando l’esistenza di un patrimonio organizzato attraverso una pluralità di soggetti giuridici.
L’analisi delle visure camerali, dei bilanci depositati presso il Registro delle Imprese e delle informazioni pubblicamente diffuse dagli organi di stampa consente di ricostruire con sufficiente attendibilità l’assetto societario e patrimoniale della vicenda. Le fonti esaminate confermano che non si trattava di società meramente formali, ma di realtà economicamente consistenti: NUMBERTEN S.r.l., ad esempio, ha registrato nel bilancio 2025 un valore della produzione superiore a un milione di euro e un patrimonio netto superiore a sette milioni di euro. Il tema affrontato in questo articolo è quindi un altro: comprendere come organizzare il governo unitario della proprietà quando il patrimonio familiare raggiunge un elevato grado di complessità.
Quando il legame tra i coniugi si interrompe, il vero problema non è la separazione in sé, ma l’assenza di una governance patrimoniale progettata prima che il conflitto si manifesti. Nelle famiglie imprenditoriali, la sovrapposizione tra rapporti personali, proprietà delle partecipazioni e gestione degli asset può consentire alle tensioni familiari di riflettersi sulla continuità delle società, sulle decisioni strategiche e sull’amministrazione del patrimonio.
La presenza di società operative non è, infatti, sufficiente a garantire la stabilità dell’intero sistema patrimoniale. Quando il patrimonio è composto da partecipazioni, immobili e disponibilità finanziarie, diventa essenziale distinguere il governo dell’impresa dal governo della proprietà. È proprio su questo secondo livello che interviene la governance patrimoniale, disciplinando preventivamente l’esercizio dei diritti amministrativi, il coordinamento delle partecipazioni, la continuità decisionale e la gestione degli eventi straordinari.
L’ordinamento mette a disposizione diversi strumenti per perseguire tali obiettivi. Holding di capitali, Trust, patti parasociali e Holding costituite in forma di Società Semplice rispondono a esigenze differenti e devono essere valutati in funzione della composizione del patrimonio, degli obiettivi della famiglia e del livello di controllo che si intende preservare. Nessuno di essi rappresenta una soluzione universalmente migliore: il valore della pianificazione risiede nella capacità di progettare un’architettura giuridica coerente, capace di mantenere distinta la dimensione personale da quella proprietaria anche nelle fasi di maggiore conflittualità.
Sotto questa prospettiva, il caso Totti-Blasi assume un interesse che va ben oltre la cronaca giudiziaria. Diventa un caso di studio sulla governance patrimoniale, mostrando come la presenza di società economicamente solide non escluda la necessità di progettare un livello unitario di governo della proprietà, destinato a preservare nel tempo stabilità, continuità e coordinamento degli asset familiari.
IL CONFLITTO SULL’OPERATIVITÀ: QUANDO LA CRISI PERSONALE CONDIZIONA LE AZIENDE
La vicenda Totti-Blasi ha mostrato come un conflitto personale possa estendersi ben oltre il rapporto tra i coniugi, arrivando a incidere sulla gestione delle attività economiche e dei beni comuni. Le controversie relative al complesso sportivo della Longarina rappresentano un esempio concreto di come l’assenza di una preventiva separazione tra sfera familiare e governo della proprietà possa riflettersi anche sull’operatività dell’impresa.
Il caso Totti-Blasi evidenzia chiaramente la differenza tra organizzazione dell’impresa e governance della proprietà. Le società operative risultavano già esistenti, attive e pienamente funzionali; la criticità riguardava il coordinamento delle partecipazioni, del patrimonio immobiliare e dei rapporti tra i soci. È proprio su questo piano che interviene la governance patrimoniale, disciplinando preventivamente l’esercizio dei diritti amministrativi, la stabilità del controllo e le decisioni strategiche, affinché l’attività delle società partecipate rimanga indipendente dalle vicende personali dei proprietari.
Quando le partecipazioni sono detenute direttamente da persone coinvolte in un conflitto familiare, anche la governance delle società può risentirne. Decisioni come la nomina o la revoca degli amministratori, l’approvazione dei bilanci, le operazioni straordinarie o la pianificazione degli investimenti possono diventare più difficili, soprattutto in assenza di patti parasociali o di un livello superiore di coordinamento della proprietà. Sebbene l’organo amministrativo possa continuare a gestire l’ordinaria amministrazione, il protrarsi dello stallo assembleare rischia di incidere, nel medio periodo, sull’efficienza e sulla capacità competitiva dell’impresa.
Una diversa architettura patrimoniale può prevedere una Holding costituita in forma di Società Semplice. Il suo ruolo non è sostituire la S.r.l. operativa, ma concentrare il governo della proprietà su un livello distinto rispetto all’attività d’impresa. In questo modo, i patti sociali possono disciplinare l’esercizio dei diritti amministrativi, i criteri decisionali, i poteri di rappresentanza e le modalità di gestione dei rapporti tra i soci, riducendo il rischio che il conflitto personale si trasferisca automaticamente alle società operative.
L’impiego della Società Semplice come Holding di partecipazione non impedisce il sorgere di controversie tra i soci, ma consente di gestirne gli effetti in modo più ordinato. I patti sociali possono attribuire il potere di rappresentanza e il voto nelle assemblee delle S.r.l. partecipate all’organo amministrativo della Holding, preservando la continuità della governance anche durante un contenzioso.
In questo modo, l’eventuale separazione civile o la controversia avente ad oggetto il valore delle quote della Società Semplice non interferisce direttamente con la regolare operatività delle società partecipate, mantenendo distinto il piano del conflitto personale da quello dell’attività d’impresa.
LA PUBBLICAZIONE DEI BILANCI DELLE S.R.L.: IL PATRIMONIO SOTTO I RIFLETTORI
Nel caso Totti-Blasi, la separazione non ha esposto soltanto la vita privata della coppia. Ha reso conoscibili anche numerosi dati economici e societari riferibili alle principali società riconducibili ai due ex coniugi. Francesco Totti operava, tra l’altro, attraverso NUMBERTEN S.r.l., attiva nella gestione dei diritti d’immagine e di ulteriori attività economiche, mentre Ilary Blasi faceva riferimento a NUMBER FIVE S.r.l., dedicata alla gestione dell’immagine, del marketing e delle attività professionali.
Valore della produzione, patrimoni netti, immobilizzazioni, partecipazioni e assetti societari sono stati analizzati dai media, consentendo una ricostruzione particolarmente dettagliata della struttura patrimoniale della famiglia. È questo uno dei principali profili di attenzione per le famiglie imprenditoriali: i bilanci delle società di capitali sono pubblici e, soprattutto nei contenziosi ad alta esposizione mediatica, possono costituire una fonte privilegiata per ricostruire il patrimonio e la capacità economica del gruppo.
L’analisi dei bilanci conferma che non si trattava di società meramente formali. NUMBERTEN S.r.l., ad esempio, ha registrato nel bilancio 2025 un valore della produzione superiore a un milione di euro e un patrimonio netto superiore a sette milioni di euro, mentre NUMBER FIVE S.r.l. evidenzia un patrimonio netto di oltre settecentomila euro. La vicenda dimostra quindi che il problema non consisteva nell’assenza di società o di strumenti giuridici, ma nella mancanza di un livello unitario di governo della proprietà.
Per patrimoni complessi, la riservatezza rappresenta un profilo di governance prima ancora che un interesse individuale. L’obiettivo non è limitare la trasparenza prevista dall’ordinamento, ma evitare che l’intera architettura patrimoniale possa essere ricostruita attraverso l’aggregazione di informazioni pubblicamente disponibili. Bilanci depositati, visure camerali, pubblicità immobiliare e dati catastali consentono infatti di delineare una parte significativa del patrimonio familiare, pur senza rendere normalmente accessibili documenti interni quali verbali assembleari, accordi tra soci o altri atti di gestione.
In questo contesto assume rilievo la distinzione tra società operative e strumenti di governo della proprietà. La Società Semplice non commerciale non è soggetta al deposito del bilancio presso il Registro delle Imprese. Ciò non modifica gli obblighi pubblicitari gravanti sulle S.r.l. partecipate, ma evita la pubblicazione di un documento unitario riferibile all’intero patrimonio familiare. La differenza pratica è significativa: conoscere i dati economici di una singola società non equivale a poter ricostruire con immediatezza l’intera architettura patrimoniale della famiglia.
L’eco mediatica del caso Totti-Blasi dimostra come la disponibilità di informazioni pubbliche possa agevolare la ricostruzione degli assetti patrimoniali di una famiglia imprenditoriale. Una Holding costituita in forma di Società Semplice non eliminerebbe gli obblighi di pubblicità delle società operative, ma potrebbe rendere meno immediata la ricostruzione unitaria dell’intero patrimonio, rafforzando la riservatezza dell’architettura proprietaria senza incidere sugli obblighi informativi previsti dalla legge.
IL BLOCCO DELLA GOVERNANCE: QUANDO LE QUOTE PARITETICHE DIVENTANO UN PROBLEMA
Il contenzioso tra Francesco Totti e Ilary Blasi ha evidenziato un ulteriore profilo di rischio: la difficoltà di assumere decisioni condivise quando le partecipazioni societarie sono detenute in quote paritetiche (il classico 50/50). Il disaccordo sulla gestione delle società immobiliari e di quelle dedicate allo sfruttamento dei diritti d’immagine ha reso necessario l’intervento dei rispettivi legali anche per decisioni gestionali di ordinaria amministrazione.
È proprio in queste situazioni che emerge uno dei principali limiti della detenzione diretta delle partecipazioni societarie. Quando i soci coincidono con persone coinvolte in un conflitto personale, anche la governance societaria può risentirne. Sebbene la paralisi non sia automatica e dipenda dallo statuto, dai quorum deliberativi e dai poteri attribuiti all’organo amministrativo, l’impossibilità di raggiungere decisioni condivise su materie strategiche può compromettere la continuità aziendale, rallentare gli investimenti e, nei casi più gravi, incidere anche sui rapporti con il sistema bancario.
La S.r.l. offre un’elevata flessibilità nella costruzione di modelli di governo societario. È infatti possibile introdurre diritti particolari ex art. 2468 c.c., classi di quote, quorum rafforzati e clausole antistallo. Quando però la società svolge attività d’impresa ed è direttamente esposta al mercato, può risultare strategico collocare la regia del patrimonio su un livello distinto. In questa prospettiva, la Società Semplice non sostituisce la S.r.l., ma può assumerne il ruolo di Holding di partecipazione e centro di governo della proprietà.
Il rischio di paralisi decisionale non dipende necessariamente dalla forma societaria, ma dall’assenza di regole capaci di disciplinare preventivamente l’esercizio dei diritti amministrativi e il governo delle partecipazioni. I patti sociali possono prevedere maggioranze differenziate, criteri di amministrazione, meccanismi di risoluzione dei dissidi e clausole di uscita o di esclusione, evitando che il voto nelle assemblee delle S.r.l. operative rimanga condizionato da veti reciproci tra i soci della Holding.
LA SPARTIZIONE DELLA VILLA ALL’EUR: LA FRAMMENTAZIONE DEI BENI DI PREGIO
Uno dei temi più discussi della separazione è stato l’utilizzo e la futura destinazione della monumentale villa di famiglia all’Eur, un immobile di enorme valore economico e simbolico. La necessità di regolare il diritto di abitazione e la divisione degli spazi ha evidenziato la complessità di gestire beni immobili di pregio in regime di comproprietà diretta tra coniugi in fase di separazione.
La comproprietà ordinaria su beni immobili di pregio espone i contitolari a controversie sulla gestione e sull’eventuale alienazione del cespite. Qualora le parti non trovino un accordo sulla destinazione d’uso o sulla liquidazione del valore del bene, può profilarsi il rischio di dover ricorrere alla divisione giudiziale. Questo procedimento, qualora il bene non sia comodamente divisibile e non venga assegnato a uno dei condividenti con conguaglio, può sfociare nella vendita forzata del cespite, con una conseguente dispersione di valore economico.
È opportuno precisare che l’intestazione societaria di un immobile non neutralizza le tutele del diritto di famiglia in tema di assegnazione della casa familiare nell’interesse dei figli minori o non autosufficienti. Il giudice della separazione può comunque regolare il godimento dell’abitazione tenendo conto delle esigenze del nucleo familiare. Tuttavia, sotto il profilo strettamente proprietario e gestionale, la titolarità societaria offre una struttura di controllo nettamente distinta dalla comproprietà diretta. La differenza non riguarda soltanto la titolarità del bene, ma il modo in cui vengono esercitati i poteri decisionali su quel bene.
Una diversa architettura patrimoniale può prevedere il conferimento degli immobili di pregio in una Società Semplice. In questo schema i soci non detengono diritti reali diretti sui singoli beni, ma quote della società, mentre i patti sociali disciplinano le modalità di utilizzo degli immobili e i criteri di valutazione e liquidazione della partecipazione in caso di recesso.
Questo approccio sottrae il singolo bene all’azione ordinaria di divisione tra i soci, riducendo il rischio di una disgregazione forzata del compendio immobiliare di pregio su richiesta del singolo comproprietario. La proprietà del cespite rimane centralizzata in capo alla società non commerciale, mentre i rapporti economici e i diritti di utilizzo restano disciplinati dalle regole societarie concordate preventivamente, salvaguardando l’unità e il valore del patrimonio immobiliare nel tempo. L’obiettivo non è soltanto conservare la proprietà dell’immobile, ma preservarne l’unità economica e gestionale anche nelle fasi di maggiore conflittualità familiare.
LA TUTELA DEI FIGLI: LA PIANIFICAZIONE DELLA GOVERNANCE PATRIMONIALE NEL PASSAGGIO GENERAZIONALE
L’evoluzione del contenzioso tra Francesco Totti e Ilary Blasi ha inevitabilmente sollevato interrogativi sul futuro passaggio generazionale delle attività d’impresa e immobiliari ai figli della coppia. In presenza di tensioni tra i genitori, la trasmissione della ricchezza può diventare più complessa e frammentata, soprattutto in assenza di una pianificazione coordinata. Una Società Semplice ben progettata consente di programmare il trasferimento del patrimonio preservando la continuità della governance familiare.
La trasmissione di patrimoni complessi tramite donazioni dirette di quote di S.r.l. o immobili presenta notevoli rigidità operative, esponendo i beni al rischio di rivendicazioni ereditarie o a scelte gestionali premature da parte di figli non ancora pronti a gestire aziende operative. Inoltre, l’ingresso diretto di minori nella compagine di una S.r.l. operativa può richiedere l’intervento del giudice tutelare per il compimento di determinati atti straordinari compiuti in loro nome dai rappresentanti legali, incidendo sulla snellezza dei processi decisionali familiari.
Programmare il passaggio generazionale attraverso una pianificazione della governance delle partecipazioni consente di trasferire il patrimonio in modo graduale, preservandone l’unità. La donazione della sola nuda proprietà delle quote ai figli, con riserva dell’usufrutto e dei poteri amministrativi in capo ai genitori secondo quanto previsto dai patti sociali, permette di anticipare il trasferimento della ricchezza senza compromettere la stabilità della Holding familiare e delle partecipazioni operative.
Sotto questo profilo, anche l’articolo 2284 del Codice Civile consente di regolare preventivamente nei patti sociali la sorte della partecipazione in caso di morte del socio mediante clausole di continuazione o di consolidamento, preservando la continuità della governance delle S.r.l. operative nel rispetto dei diritti degli eredi.
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CONCLUSIONI: LA LEZIONE DEL CASO TOTTI-BLASI PER GLI IMPRENDITORI
La principale lezione che emerge dalla vicenda è spesso fraintesa. Il caso Totti-Blasi non dimostra che mancassero società, amministratori o strumenti giuridici. Dimostra, piuttosto, che organizzazione dell’impresa e governo della proprietà rispondono a esigenze differenti. Una famiglia può disporre di società operative efficienti, patrimoni rilevanti e asset economicamente consistenti senza aver progettato una governance patrimoniale capace di disciplinare preventivamente il controllo delle partecipazioni, gli eventi straordinari e la continuità decisionale.
È proprio quando patrimonio, controllo e rapporti familiari coincidono senza un’adeguata pianificazione che una crisi personale rischia di estendersi alle partecipazioni, agli immobili e alla continuità dell’impresa. Le principali criticità dei patrimoni complessi non dipendono dal valore dei beni, ma dall’assenza di regole in grado di governare preventivamente la proprietà e di preservarne la stabilità anche nelle fasi di maggiore conflittualità.
La governance patrimoniale non coincide con un singolo strumento giuridico, ma con un metodo di organizzazione della proprietà volto a garantire continuità, coordinamento, riservatezza e passaggio generazionale. Holding di capitali, Trust, patti parasociali e Holding costituite in forma di Società Semplice rappresentano strumenti differenti, ciascuno idoneo a soddisfare esigenze specifiche in funzione della composizione del patrimonio, della struttura familiare e degli obiettivi perseguiti. La scelta non riguarda lo strumento “migliore” in assoluto, ma quello più coerente con il patrimonio da governare.
Quando il patrimonio familiare cresce in complessità, la vera domanda non è come organizzare l’impresa, ma come organizzare la proprietà affinché continui a funzionare anche quando cambiano gli equilibri personali, familiari o generazionali. È proprio da questa verifica che, nella pratica professionale, prende avvio ogni analisi di governance patrimoniale: comprendere se l’architettura esistente sia stata progettata soltanto per la gestione ordinaria oppure anche per affrontare eventi straordinari come una separazione, una successione o un conflitto tra soci, preservando nel tempo controllo, continuità e stabilità del patrimonio.
ARCHITETTURE PATRIMONIALI E CONTROLLO STRATEGICO – MATTEO RINALDI | MILANO
Questo contenuto non è pensato per chi sta iniziando, ma per imprenditori, famiglie e gruppi societari che gestiscono patrimoni già strutturati e devono comprendere se il controllo reale dell’assetto sia ancora nelle proprie mani oppure abbia iniziato a spostarsi verso vincoli non più governabili.
Governare patrimoni complessi non significa applicare strumenti standard o replicare modelli preconfezionati. Nei contesti evoluti la differenza non risiede nei singoli veicoli giuridici, ma nella capacità di progettare assetti patrimoniali, societari e decisionali in grado di reggere nel tempo conflitti familiari, tensioni tra soci, passaggi generazionali, esposizioni personali e interessi divergenti.
L’attività di Matteo Rinaldi, con base operativa a Milano, è focalizzata sulla progettazione di architetture patrimoniali, Holding familiari e assetti di governance avanzati, nonché sulla verifica tecnica di statuti e patti sociali già esistenti. L’intervento si concentra soprattutto su situazioni nelle quali occorre comprendere se la struttura sia realmente in grado di gestire passaggi generazionali, conflitti tra soci, richieste di liquidazione, continuità della rappresentanza e tutela del controllo familiare senza introdurre nuove vulnerabilità fiscali, societarie o patrimoniali.
La creatività giuridica rappresenta uno degli elementi centrali dell’approccio operativo. Non come esercizio teorico, ma come capacità di individuare soluzioni sostenibili anche in contesti ad alta complessità: conflitti tra soci, assetti proprietari bloccati, rischi di aggressione al patrimonio, crisi societarie, patrimoni immobiliari intrecciati con il business operativo, governance paralizzate e tensioni ereditarie.
Milano rappresenta il principale centro operativo di queste dinamiche, ma molte situazioni seguite riguardano imprenditori e famiglie provenienti dal Centro e Sud Italia che necessitano di una regia esterna capace di affrontare strutture patrimoniali già complesse o parzialmente compromesse. In questi contesti il punto non è costruire semplicemente nuovi veicoli societari, ma riprogettare l’equilibrio complessivo dell’assetto, preservando controllo, continuità e protezione del patrimonio nel lungo periodo.
Quando il controllo deve essere esercitato rapidamente, emerge la differenza tra un patrimonio apparentemente organizzato e un assetto realmente governabile. È proprio in questa fase che la progettazione patrimoniale smette di essere un’attività formale e diventa una struttura decisionale capace di reggere pressione, conflitto e cambiamenti generazionali senza compromettere la stabilità del gruppo.
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Nella pratica professionale è frequente riscontrare statuti formalmente corretti ma incapaci di gestire eventi che, pur verificandosi raramente, sono in grado di incidere in modo significativo sulla continuità del controllo familiare, sulla stabilità della governance e sulla conservazione del patrimonio nel lungo periodo. È proprio per questo motivo che la verifica non dovrebbe limitarsi alla validità formale delle clausole, ma estendersi alla loro concreta capacità di governare situazioni straordinarie e conflitti potenziali.
La sessione è a pagamento. Non sono previsti incontri esplorativi, call gratuite o consulenze preliminari prive di analisi tecnica. Il pagamento rappresenta condizione necessaria di accesso. L’incontro viene svolto personalmente da Matteo Rinaldi, presso lo studio a Milano oppure in videoconferenza riservata. Gli accessi sono contingentati. In caso di successivo conferimento dell’incarico professionale, il costo della sessione viene imputato quale anticipo sul percorso operativo.
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